Hanno parlato o scritto in relazione alle opere dell’Artista i seguenti Critici d’Arte:

- Giorgio Rota 
- Lidia Silanos 
- Teodosio Martucci 
- Aoristias  Martucci
- Gallinaro 
- Luigi Galli 
- M. Malì 
- Serena Bonan 
- Luciana Schiroli 
- Gianluigi Guarnieri 
- Giancarlo Alù 

- Carlo Catiri

- Flavio De Gregorio

- Stefano Santuari

- Nadia Celi




Vengono di seguito riportate alcune presentazioni e note critiche apparse sulla stampa:

 

Presentazione del critico  NADIA  CELI

Collettiva d'Arte Contemporanea a Napoli

nelle sale di Castel dell'Ovo - Febbraio 2017

 

È artista che sa far viaggiare l'osservatore lungo frequenze fantastiche in una dimensione dell'altrove, in cui vige la combinazione magica di colore e luce su paesaggi. Indubbiamente, al fondo dell'ispirazione c'è una capacità visionaria che trascina lo sguardo dentro una logica onirica, su spinta a creare situazioni di seducente bellezza, elementi compositivi distinti  sul piano cromatico. Le sue opere confermano il piacere pittorico per il paesaggio, il desiderio di trovare nella natura quella quiete e quel luoghi pacificanti dove ci si può rifugiare per sfuggire alle ansie di un quotidiano frenetico. 

 

Dottoressa Nadia Celi 

 

(

Presentazione del critico Gianluigi Guarneri 
Personale dell'artista a Cremona 
presso galleria Immagini Spazio Arte - Ottobre 2008 


Definirei l'Arte di Bruno Greco ipereale e nel contempo stesso metafisica. 
Una realtà"altra che a tratti sublima nel sogno o in quello che noi ricordiamo o 
verremmo ricordare di un sogno. Tutto si fa silenzio ,il cielo , il mare ,i prati, le 
architetture. Una dimensione dove la perfezione non stona,anzi,diviene vettore 
unico che determina un'idilliaca armonia. 
Un'armonia che si fa legame , filo conduttore ,condizione essenziale di un 
mondo da sempre cercato , oasi dell'io,legame spirituale,sentimento. 
Osservando le sue opere si ha quasi il desiderio di entrarvi,di condividere e 
assaporare istanti di incommensurabile purezza , di vagare per quei paesaggi 
come un viandante ,nella consapevolezza che in quei luoghi puoi solo 
incontrare limpide atmosfere di raffinata oggettività. 
Il bello o almeno quel concetto che si ha del bello si fa sublime , senza 
determinare frenetiche o vibranti palpitazioni ma per confermare quella 
dimensione di pura e pacata riflessione e ammirazione nei confronti del 
creato.Un creato ,dove i colori sono come amplificati, reinventati , colmi di una 
luce nuova proveniente dalle sensibilissime profondità dell'animo. Nulla è fuori 
dal suo contesto ,le tonalità cromatiche sono quelle che ti aspetti , le forme sono 
equilibrate e proporzionate , le pennellate colte e diversificate. 
Domenica 21 Settembre 2008 presso la Galleria Immagine di Cremona 
un attento pubblico ha potuto ammirare le opere di Bruno Greco rimanendone 
profondamente colpito. 
Una pittura di grande respiro , una pittura viva ,che ci racconta un mondo 
idealizzato ma vicino a una realtà fattibile , dove il rispetto per la natura , il 
concetto stesso di natura e colore traspare in ogni frammento materico.Queste 
sinfonie cromatiche generano atmosfere di rara poesia e diventano icone 
rivelatrici di un cammino che l'uomo moderno dovrà assolutamente percorrere 
se vorrà salvare se stesso e donare ai suoi figli quello che a lui è stato 
tramandato. Nei dipinti affiora palpabile questo messaggio di ammirazione e 
profondo rispetto nei confronti del creato ,dove ogni cosa viva o inanimata ha 
pari dignità .Nelle opere di Bruno Greco un paesaggio non è solo la sintesi di 
ricercati effetti pittorici ma una sensibile ed equilibrata rappresentazione di 
tensioni psicologiche .Tensioni che vengono enfatizzate da complessi e onirici 
rapporti tra oggetti ed atmosfere che sublimano in una dimensione atemporale 
ai confini di una silente poesia interiore 


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Presentazione del critico Luciana Schiroli 
Personale dell’artista a Legnano 
Centro Culturale S.Magno – Novembre 2007 

 

Dalla poesia dell’immagine all’emozione dell’essere. 

Questo è il tempo. 

La percezione del reale è sotterranea a tutta la produzione pittorica di Bruno Greco che, nel corso della sua ricerca artistica, si è solo apparentemente discosto da quel quotidiano visto e vissuto in profondità. 

Indubbiamente, le “figure” e i “paesaggi” sono strettamente legati alla visione della natura intesa come spazio infinito dove uomini e cose vivono in equilibrio e armonia: una pittura – si direbbe – colta, fatta di pennellate larghe e ravvicinate per indagare sguardi e moti dell’animo, spazi ampi e dilatati dove acqua e cielo si confondono in un unico inno al creato. 

Ritmi melodici, leggermente mossi da contrappunti cromatici, da improvvise scaglie di luce e riflessi d’oro e d’argento. Anche il paesaggio invernale, assopito sotto una cerulea coltre nevosa, tradisce presenze nascoste e arcane, che indagano il mistero della natura e dell’intero universo. In poche sequenze di tetti, di comignoli e di fronde appesantite, il senso della totalità e con essa, il leggero smarrimento che l’effimero prova di fronte al silenzio, all’assoluto. 

Ed è questa consonanza di sentimenti e di ritmi, di pause e di intrecci, di pensieri e di moti del cuore e della mente a condurre gradualmente Bruno Greco alla stesura di strette campiture cromatiche che si sommano e s’incontrano in un gioco chiaroscurale di forte effetto espressionista, come sta a dimostrare il “tramonto sulle risaie” del 2004. 

Quella figurazione, prima così esaltata da tocchi luministici e da effetti chiaroscurali, diventa ben presto lo strumento di una semplificazione che trova nelle Serie Brown 777 la sua sintesi più compiuta. 
Della percezione del reale resta il titolo dell’opera che acquista via via una sua propria autonomia: e gli spazi geometrici, triangoli o rombi che siano, quadrati o figure irregolari, altro non sono che puri ritmi che si confrontano nello spazio in modo dinamico e a volte vertiginoso. 

Anche se ad una visione ravvicinata, il colore rivela la sua matericità e la sua concreta corporeità, sono le scansioni cromatiche a dominare il campo in un vitale caleidoscopio di luci. 
Se “nel mio sogno…nevica” palese è la compresenza dei due elementi che si ravvicinano in una duplice tensione, in “temporale sui campi” la tensione verticale che procede dall’alto si placa nelle linee orizzontali della parte inferiore. Tra le due, lo spazio puro dell’aria e del silenzio. 

L’elemento pulsionale, quello che fa muovere e roteare le scansioni, diventa magma ribollente nelle opere più recenti, dove la forza dell’inconscio, del sostrato emotivo e della spinta creativa esplode in un bagliore centrale dirompente che diventa vortice circolare, ritmo vertiginoso e frenetico che va oltre i limiti fisici della tela stessa: la forza della pulsione diventa velocità segnica, gesto, linea, colore soprattutto. Dal centro del nucleo primario s’irradiano tensioni attive che diventano sonorità musicali. 

In altre opere, sempre dominate da nebulose di luce, l’energia sembra placarsi in ritmi sempre circolari e dinamici, ma più sereni e quieti. 
La tensione sfibrante si è allentata e il rosso e il blu lasciano il posto al verde e all’azzurro, scanditi in gradazione cromatiche di intenso lirismo. E’ questo il tempo del sogno e della felicità. 




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Presentazione del critico Serena Bonan 
Personale dell'artista a Venezia e Bassano del Grappa
presso galleria Studio d'Arte Due - Maggio 2007



Immagini vibranti di emozioni nei dipinti di Bruno Greco. Rappresentazioni nitide nel colore e precise nei dettagli, ma avvolte in un’atmosfera magica generata dalla dolcezza dei soggetti e da una luce soffusa e vibrante. 
Due anime convivono nello spirito di Greco, l’una scientifica ( formatasi nel periodo liceale e affinatasi nella fase universitaria ) e l’altra artistica. La prima incasella la vita dell’artista in una griglia di scadenze e impegni, la seconda lo rasserena, attendendo quieta ma sempre vigile il momento di emergere. 
Questa ambivalenza, caratteristica della natura di Greco, si riflette nelle sue opere. Dai lavori, infatti, traspare un acuto bisogno di ordine e di perfezione che si stempera però in un genuino desiderio di dolcezza e umanità. 
Le immagini, estrapolate dalla realtà più autentica, sono fissate negli istanti di maggiore intensità. Un bagliore misterioso illumina volti umani, animali e paesaggi; una bellezza cristallina, un respiro profondo, una consapevolezza penetrante li rendono icone di quel che di bello c’è nel mondo. 
Ed è proprio alla bellezza del creato che Bruno Greco innalza la sua preghiera : una preghiera che è un’ode e un ringraziamento; un augurio ed una speranza. 
Il desiderio che ciò che c’è di bello e buono rimanga per sempre tale, che colore ed armonia continuino a mitigare buio e asprezza. 
Un uomo che ha il coraggio di essere poeta ha generato delle opere che hanno la forza dei sogni. 


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Presentazione del critico M. Malì 
Personale dell'artista a Torino
presso galleria La Telaccia - Marzo 2007


“ I luoghi dell’anima”

L’artista Bruno Greco, seguendo un iter creativo importante, racconta una dinamica figurativa di grande qualità tecnica-stilistica in cui il linguaggio naturalistico è al centro del suo operare. 
Il suo è un percorso professionale notevole che descrive una capacità emergente, infatti si può notare come la figurazione dal sapore tradizionale venga sempre eseguita con una impronta suggestiva. 
Le opere intitolate “La barca ed il pescatore” e “Passeggiando … con il cappello rosso” rappresentano in modo indissolubile un’arte di grande respiro e comunicativa : anche i soggetti invernali con le nevicate sui tetti vivono di una sublime descrizione che spicca di talento. La sua pittura risulta viva e abilissima, dove la natura protagonista viene conclamata con un’attenta ed accurata analisi sia grafica che cromatica. 
Egli affronta così un’arte di grande realismo ed intensa narrativa sempre con magistrale sensibilità soprattutto fedele all’immagine, raccontando pertanto una inter-pretativa impegnata, intrisa di valorosi contenuti. 
Il Bruno Greco, attraverso il suo percorso artistico, coglie non solo l’aspetto umano, di vitale importanza, ma anche l’intensa poeticità dell’immagine. Solidità prospettica e rigore disegnativi illustrano un’equilibrata forza strutturale in cui la resa cromatica e la compiutezza segnica dimostrano un’evidente maestria. 
Assoluto e creativo nell’inventare nuovi linguaggi, l’artista sperimenta anche un altro filone pittorico, quello del tutto avanguardistico intitolato “Serie brown B.G.”, dove il trionfo di colori, forme, segni e simboli, composti e ricomposti, si materializza in un contesto irreale di notevole abilità realizzativa. 
Si avverte una pulsante identità pittorica, essa viene costruita su una moltitudine di contenuti importanti e di grande spessore artistico; all’insegna di una concreta personalità e di un percorso illuminato di significato e di alta progettalità. Le opere figurative verranno esposte alla Galleria d’Arte La Telaccia insieme all’ultima seriemoderna, molto originale in continua trasformazione. La mostra rappresenterà un mondo meraviglioso che avrà lo scopo di accogliere il fruitore in un’atmosfera di rara bellezza, perché rispettosa dei cari luoghi dell’anima. 


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Presentazione del critico Luigi Galli
Personale dell’artista a Piacenza 
Galleria “Atelier d’Arte di Braceschi” – Ottobre 2006 

  
  
Bruno Greco ed il sentire poetico 
  
Un pittore che ha una gran fortuna, Bruno Greco: quella di essere un vero poeta. 
Chi è poeta? Colui che sa immergersi nelle realtà, piccole o grandi che siano, per trarne il senso profondo della bellezza. 
Bruno Greco passa per le vie del mondo con occhi incantati. Non gli sfugge nulla di quanto possa destare una sensazione complessa, ossia un’emozione che lo colpisca integralmente, in tutta la persona. Allora, si commuove, come ogni vero poeta, e pensa di catturare, di porre sulla tela, quell’attimo, perché in qualche modo duri e testimoni che l’armonia esiste, per chi la sa scoprire e per chi la vuol ritrovare, magari partendo da un’opera d’arte. 
La bellezza, per Greco, è un universale che si fa poesia. Ed il poeta è colui che la rende attuale. 
Greco non ha bisogno di classificazioni. Non avverte la necessità di entrare in qualche corrente dell’arte moderna. Quando la poesia lo raggiunge, egli distende sulla tela il suo canto e basta. Da artista autentico, non si pone problemi d’appartenenza. Segue, come tanti grandi, la voce del suo talento e dipinge. 
Ne vengono opere che, per chi guarda con l’occhio del critico d’arte, si potrebbero definire iperrealiste. Ma nella categoria ci stanno strette perché esprimono qualcosa in più, un fascino che va oltre la razionalità dell’iperrealista, un frammento caldo dell’anima che ha visto e si è commossa. 
Intendiamoci, Greco non è un naif dalla forza poetica, pure dalle marcate ingenuità. Egli possiede mestiere, pratica d’arte, abitudine al colore. E’ entrato anche nei meandri delle tecniche, ha trovato quanto cercava, quindi ha superato il mestiere per lasciar uscire, senza impacci, il proprio mondo interiore. 
Lo sguardo di questo poeta si estende su ogni motivo di vita. E’ naturale. Ecco, allora, infuocati tramonti con intensi riflessi sulle acque, oppure paesi nel silenzio di un’abbondante nevicata, o anche verdi visioni della natura in cui si muovono eleganti cigni. 
L’uomo contemporaneo ha necessità di porsi innanzi a queste opere. Rappresentano esse stacchi lirici che gli permettono di superare le tante materialità di un mondo che rischia di perdere il rigenerante canto poetico. 
                                                                                             


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Presentazione del critico Giorgio Rota
Personale dell’artista a Busto Arsizio 
presso Sala d’Arte del Santuario di S. Maria – Maggio 2006 

  
  
Eterna giovinezza dell’anima. Tra profumo e mistero dell’essere. 
  
“L’accostarsi alla pittura da parte di Bruno Greco è unicamente dettato dall’urgente necessità di trovare una sorgente d’acqua fresca, ed, in essa, stemperare le inquietudini di tutti i giorni ed anche dell’anima, talvolta sospesa tra velata malinconia e mai sopiti affanni, che, quasi sempre, sono illuminati dalla luce della armonia e del richiamo alla vita. 
  Questa è agognata, sognata e ricercata nei suoi innocenti e quotidiani piccoli passi incontro ad un equilibrio insidiato dalla precarietà e dalla tentazione del baratro, ma, soprattutto, è rasserenante dimensione di pace e di stupita bellezza dinanzi al “paradiso terrestre”del creato. 
 L’artista, il quale si sente appagato in una visione del mondo e della natura serena e tranquilla, ci invita a godere delle gioie nascoste e segrete che scaturiscono dal problematico percorso del Mistero, che non è dato conoscere, e ci comunica emozioni intense ed immediate.          Qui pare che tutto si risolva in una suprema poesia degli affetti e delle memorie e dell’armonia delle cose tutte tra loro, accentuate da un cromatismo egregiamente equilibrato, che dà la giusta dimensione e definisce quanto viene espresso nelle creazioni. 
 Sarebbe errato considerare l’intimo dello spirito di Greco come una forzata ricerca della “bellezza e dell’armonia” a tutti i costi. Esso invece va inteso come espressione di una maturazione interiore ( che diviene anche pittorica ) e di anelito ad un dolce assopirsi della 
sua anima. 
 Essa si “muove” tra invitanti fantasie d’amore e gusto di una “rinascita” da una dimensione senza luce e senza prospettive, che, peraltro, si risolve in un’inebriante musica sul davanzale dei nostri sogni e di quella indimenticabile ed indomabile illusione che il vivere rappresenta.” 
  
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Presentazione del critico  Giorgio Rota 
Mensile “ Varese Mese “ – Aprile 2006 
  
  
Alle origini della vita. Per credere e sognare. 
  
  Nell’interpretazione di quella stupenda favola che è la vita, Bruno Greco rivela, in ogni creazione, siano esse oli o ceramiche raku dagli esiti eccellenti, un aspetto della sua anima e un moto dello spirito. 
  Questi ultimi rispecchiano un dolce soffio di gioia di esistere e di purezza, le quali invitano a “ guardarsi dentro “ e a riflettere, all’esterno, un’ininterrotta melodia di pace e d’amore, lontana da angoscianti problematiche. 
  La precarietà e la fragilità che, spesso, insidiano il vivere, sono riscattate da soggetti pittorici ( paesaggi, figure femminili e angoli della natura, dove pare che il tempo si sia fermato e parli di fiabe lontane ) ricchi di luce. 
  E’ presente, quindi, nelle creazioni di Greco, come un ritorno alle origini dell’esistenza, lieta e serena, che si rinnova perennemente e che coincide colle convinzioni dell’artista, poeta del fascino della vita e cantore di una realtà che non avrà mai fine. 
  
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Presentazione del critico Aoristias 
Mensile “Artecultura “- Milano - Ottobre 2005 
  
  
Il primigenio in viola scandisce la spinta dell’immagine figurale 
  
   La sua figurazione è indubbiamente una lucida compenetrazione di realtà e sentimento. Fra le due dimensioni Bruno Greco non osserva un contrasto, ma un’unità spirituale che poi la pittura traduce in un linguaggio “percettivo”. Da questo punto di vista alla perfetta definizione delle forme 
Si unisce la vibrazione del colore, limpidamente evocativo come si evince nei suggestivi dipinti “ Tramonto a Lanzarote, In … viola, Tramonto sulle risaie “. 
  Opere nelle quali il colore rivela la sua vibrante poesia nell’intensità dei passaggi tonali che imprimono particolari atmosfere alle rappresentazioni. 
  Un pregio nel linguaggio pittorico di Greco consiste in una concezione estetica che alla limpida definizione della forma non fa seguire il freddo distacco dell’osservatore, quanto piuttosto il battito sensibile del poeta che con quella realtà si immedesima e di cui si sente partecipe. 
  Nella definizione espressiva delle sue immagini la rappresentazione è impeccabile, pone in particolare risalto la struttura del disegno, il suo plastico modulato. La rappresentazione è nitida con un grado di verosimiglianza che rasenta effetti di iperrealismo. Ma il rigore dell’immagine si stempera nella poesia del colore, nelle delicate vibrazioni atmosferiche. 
  Certamente la pittura di Greco assume i contorni di una suggestiva e raffinata calibratura verista. Tuttavia il “vero” che Greco presenta non è quello dell’oggettiva documentazione, ma della realtà interiore, che spesso sul piano espressivo sembra quasi sconfinare in esiti di dolce neo-metafisica. 
  La sua pittura si consolida in una dimensione formale decisamente anti-impressionista. Per Greco il colore, la resa atmosferica, sono elementi decisivi della pittura, ma non possono comunque annullare la stilizzazione plastica dell’espressione. 
  La pittura di Greco si distende con un fare morbido e quasi vellutato in cui il colore esprime la sua affascinante tensione espressiva. La sua pittura si fonda su un’integrazione fra valori luminosi e limpidezza della forma. 
  Nel bellissimo “ Corsa di cavalli … con nevicata notturna “ si ha modo di osservare il dinamismo della sua pittura, la netta scansione del disegno, l’intensità di un realismo suggestivo. 
  Per Greco la pittura si  presenta  come un sensibile ed equilibrato rapporto tra l’oggettività del reale e lo spazio interiore dell’emozione.       Nelle sue composizioni la funzione della regola, la professionalità del mestiere hanno una loro rilevante importanza. Tuttavia, pur essendo tecnicamente squisito nelle sue realizzazioni, l’artista non si abbandona alla ricerca del puro effetto pittorico, al richiamo illustrativo. La sua pittura è interpretazione della natura, del paesaggio, che viene trasfigurato dal tonalismo raffinato del colore. 
  Nelle sue composizioni si avverte il dialogo intimo, sincero, con la natura. 
  L’artista si avvale di una figurazione naturale, priva di concettualismi o allegorie. Il suo linguaggio, ancorché calibrato e denso,si rivela di immediata tensione comunicativa. 
  Il suo dipinto è accurato, eppure sciolto. La tecnica non sottopone l’immagine ad alcuna forzatura, ma è quest’ultima ad entrare in sintonia con la prima. 
  Greco focalizza la rappresentazione con una dolce fusione di realismo e psicologia. Per lui infatti la realtà non va solo descritta, ma compresa nella sua dimensione interiore che è quella per definizione più sfuggente. 
  Ecco allora come il “vero” di Greco non si presenta con i connotati della descrizione, ma con la sensibilità della poesia, di una poesia che è scritta con il colore, con i suoi mutevoli cambiamenti e non con parole e frasi. 
  Esaminando più in profondità il suo figurativo linguaggio si nota il pronunciato vigore del disegno. Per l’artista la potenza espressiva dell’immagine non si ottiene necessariamente dalla deformazione, dallo sconvolgimento strutturale degli elementi compositivi. 
  Talvolta la figurazione, definita in un particolare rapporto tra oggetto ed atmosfera, imprime all’immagine una onirica vibrazione, ed è questa la strada su cui saggiamente si incammina e, a ragione, persiste l’artista. 
  Il linguaggio di Greco non si avvale di esasperazioni, sembra suggerire più che evidenziare. 
  In tempi così poco inclini alla introspezione, la pittura di Greco è un salutare viaggio nell’anima, condotto con la lungimiranza del colore e della luce. La pittura di Greco sa intervenire con delicatezza e lucidità nel filtro della memoria. Le immagini sono raffinate, ma senza affettazione.               Per Greco lo stile non è un problema astrattamente formalistico, ma 
in primo luogo il risultato di una penetrante investigazione interiore. 
  Per questo nella sua pittura non si avverte la ripetitività della “maniera”, ma la sfida continua che si evolve dipinto dopo dipinto. 
  Ogni opera è un mondo a sé, dotata di una propria individualità. 
  Greco non si disperde in un facile eclettismo, non persegue i dettami della moda, ma rimane in sensibile ascolto della sua personale ispirazione. 
  Un atteggiamento a lui congeniale, proprio perché la sua pittura procede per meditata riflessione senza estemporanee divagazioni. 
  La sua pittura si concentra sull’oggetto, lo lascia vivere nella realtà della luce, la sola che per un pittore veramente conti. 
  E nella quale Greco dimostra la sua elegante ed intensa poesia del tempo. 
  
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Presentazione del critico Teodosio Martucci 
Mensile “ Artecultura “- Milano – Settembre 2005 
Rassegna “ Autunno padano “ 
  
  
  La pittura di Greco, nella sua essenza più autentica, rivela le sensazioni segrete dell’animo, i pensieri che spingono l’uomo alla ricerca della personale identità. 
  Su questa base, ad un tempo naturalistica e metafisica, si dispone il nitido percorso pittorico di Bruno Greco, di cui i due dipinti presenti alla rassegna, ovvero “ Poesia d’autunno sul lago di Varese” e “ 8 con al tramonto “, ne sono eloquente testimonianza. 
  Cromaticamente unitarie, le sue composizioni lasciano intravedere il battito di una figurazione che si incarna in una sobria espressione del sentimento. 
  Per Greco il colore diventa appunto emanazione di un pensiero, sigillo di una sensazione che scorre al di là del tempo storico, per quello, più bello ed intenso, dell’animo. 
  Essenziale e rigorosa, la sua pittura diventa elegia d’immagini in cui la natura svela i suoi aspetti più suggestivi. 
  Greco non si ferma alla semplice osservazione , al puro rilevamento naturalistico. Quanto la natura offre egli trasfigura nelle potenzialità della luce, nella sorprendente poesia del colore. La sola che per un pittore veramente conti. 
  
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Presentazione del critico Lidia Silanos 
Mensile  “ OK Arte “- Milano – Luglio 2005 
  
  
Opera : “ Armonia … in movimento “ 
  
  L’opera dà una visione liricizzata del vero, in virtù della quale sia i volumi sia le scelte tonali tendono ad una sintesi della visione in totale. 
  La scansione della luce è marcata dalle linee guida in orizzontale che danno forza agli elementi prospettici, volumetrici e spaziali. 
  Ne risulta un’organicità di costruzione e di stesura, dalla quale traspare una sottile poetica, dove la forza del colore prevale nella composizione degli aspetti naturalistici e le suggestive visioni narrano ed evocano ricordi e pensieri in armonia. 
  
  
Opera : “ Tramonto sulle risaie “ 
  
  L’opera presenta una stesura cromatica che l’osservatore recepisce insieme alla lirica del colore. 
  L’impianto in orizzontale per piani sovrapposti e la suddivisione delle zone contornate da alberi in controluce danno forza al dipinto e i chiari-scuri della sera lo impreziosiscono, mentre le ombre degli alberi si allungano nell’acqua. 
  Composizione chiara ed equilibrata, dai colori vivi e piuttosto accesi. 
  Una brillante capacità compositiva la costruisce nello spazio prescelto e definito. I rossi, i gialli e gli arancioni del tramonto colorano l’intero soggetto e formano la trama di un dialogo con la natura. 
  L’artista riesce a cogliere le atmosfere, rendendole vive perché conosce il linguaggio dei colori. 
  E’ opera di interpretazione paesaggistica e di genuina poesia. 
  
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Presentazione del critico Giorgio Rota 
Collettiva presso “Famiglia Legnanese”- Legnano – Dicembre 2004 
  
  
Nell’appagante serenita’ delle  “piccole cose”. 
  
Il “fare arte” di Bruno Greco si affida unicamente alle emozioni che il suo spirito avverte, ben lontano dalla squallida attrazione di un mercimonio della pittura, svuotata della sua vera essenza, di libertà, d’amore e di messaggio di serena armonia. 
   L’artista canta la sommessa bellezza delle “piccole cose” e le sue creazioni sono immerse in un’aurea di serena rivisitazione dei moti del cuore, senza chimere, inutili ed impossibili, di una “grandeur” che si fa sempre il trucco per apparire più bella ed appetibile, ma che, in realtà, è la maldestra ( e non riuscita) imitazione dei valori della tradizione. 
  Greco scrive, nell’interminabile libro della pittura, pagine interessanti e coinvolgenti, che si ispirano ad un’arte paratattica e semplice, fonte di emozioni sentite colla spontaneità del bimbo che trasmette la sua immediata meraviglia dinanzi, appunto, alle “piccole cose”; egli stesso effetto/causa di un mondo fiabesco ed estraneo alle facili lusinghe di un arrivismo legato al denaro, e, perciò, dimenticato dalle Muse. 
  Si avverte, nelle opere dell’artista, come dipingere sia essenziale, per lui, per ritrovarsi in una dimensione sempre nuova e stimolante, che dona gioia e fa sempre di più apprezzare i sogni, eterni e che sublimano l’umano, ed il profumo di violette di campagna, che non ci abbandonano mai. 
   Sia che Greco si cimenti negli oli o nella ceramica, è gradevole, quasi terapeutico, scoprire, assieme al pittore, sempre nuove sensazioni, riconducibili alla dolce quiete della natura, tra albe e tramonti che arricchiscono e ci rendono sempre più padroni del nostro “io”, negli aurorali spazi del mondo fatto a misura d’uomo e cantico delle creature che lodano l’Onnipotente. 
  Pittura, quindi, dai sommessi sussurri, ma anche dalla coraggiosa ricognizione nell’anima, ed in ciò che ci contorna, per rinvenire una voce di tregua agli affanni quotidiani, nella libertà dello spirito senza confini e senza tempo. 
  
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BRUNO GRECO

 

Pittore figurativo,

 paesaggista ed astrattista

 

Landscape, figurative and

abstractionist painter

 

E-mail :

 
brown777@libero.it

 

  

PROSSIME ESPOSIZIONI :

 

 

 

 

Presenza presso          D'E.M. Venice Art Gallery - Via Dante Alighieri 8 - Mestre 

 

Collettiva presso galleria ELLE in Via Saragat 13 - Preganziol

(TV) dal 26 maggio al 8 giugno 2018.